FAQ Certificati di origine

Avvertenze Le risposte pubblicate in questa pagina rappresentano l'interpretazione ufficiale della Camera di Commercio di Padova. Se la documentazione va richiesta presso altra Camera di Commercio, si invita a verificare direttamente con tale Camera
1 - Che cos’è un certificato di origine?

I certificati di origine sono documenti utilizzati nei rapporti tra l’Unione Europea ed i Paesi terzi, in applicazione di quanto previsto da diversi Regolamenti dell’Unione Europea (Regolamento UE 952/2013 - Regolamento UE 2446/2015 - Regolamento UE 2447/2015).
Il certificato di origine è un documento che attesta l'origine delle merci destinate all'esportazione.
È composto da 5 fogli (1 modulo di colore giallo, arabescato, che costituisce l’originale del certificato di origine + 3 moduli di color giallo, non arabescati, con menzione “copia” + 1 foglio rosa con menzione “richiesta di rilascio”) e riporta un numero di serie.

A partire da marzo 2016, la Camera di Commercio di Padova è stata accreditata alla International Chamber of Commerce / world Chambers Federation e pertanto i certificati contengono anche il corrispondente logo:

 

2 - Come posso richiedere un certificato di origine?

Per poter richiedere i certificati di origine l’impresa deve essere ATTIVA, quindi non solo iscritta al Registro Imprese, ma anche operante, con attività di produzione e/o commercio in tutte le sue forme. Il controllo viene fatto attraverso la visura camerale. Non vengono rilasciati certificati di origine a imprese INATTIVE, o esercitanti attività non compatibili con la richiesta di certificato di origine, come ad esempio nel caso di impresa che esercita solo attività di locazione di beni immobili. La richiesta può essere fatta solo con modalità telematica. La modalità telematica consente alle imprese di inoltrare via Internet la richiesta di rilascio dei certificati di origine. Non sarà quindi più necessario avere i formulari dei certificati di origine in azienda perché la stampa degli stessi è a carico dell’ente camerale. Le richieste telematiche vanno pagate con modalità telematica, e prevedono l'utilizzo della firma digitale. Una volta che la Camera emette il certificato questo verrà consegnato alla sede indicata dall’impresa con un servizio di consegna a domicilio attualmente a carico della Camera di Commercio di Padova. Tutte le informazioni sono reperibili alla pagina certo. A supporto della richiesta di certificato va presentata inoltre la seguente documentazione, che varia a seconda della casistica sotto indicata:

caso a): impresa produttrice della merce per cui si richiede il certificato di origine: va allegata la fattura di esportazione della merce, firmata digitalmente dal legale rappresentante o da un procuratore con poteri di rappresentanza legale della società di fronte ai terzi contenente l’indicazione esplicita dell’origine delle merci (es: merce di origine italiana);

caso b): impresa commerciale che vende merci italiane o comunitarie non di propria produzione: oltre alla fattura di esportazione della merce con le stesse caratteristiche sopra indicate va allegata la fattura o DDT del fornitore della merce. Questi documenti devono contenere l’indicazione esplicita dell’origine delle merci (es: merce di origine Gran Bretagna). Se l’indicazione non è presente il fornitore deve compilare la dichiarazione di origine su carta intestata, che deve essere timbrata e firmata;

caso c): impresa commerciale che vende merci di origine extra comunitaria: oltre alla fattura di esportazione ed alla fattura di acquisto come sopra descritto, va allegato il certificato d’origine estero o la bolla doganale o bill of lading se contenente l’indicazione dell’origine della merce.

3 - Ho inviato una pratica telematica. Posso passare allo sportello per pagare in contanti e per il ritiro?

No, le pratiche telematiche prevedono esclusivamente il pagamento elettronico

4 - La pratica mi è stata sospesa perché non è indicato chiaramente il prodotto che stiamo vendendo, ma c’è una lettera di credito che mi vincola a descrivere la merce in quel modo.

I crediti documentari sono vincolanti per l’impresa ma non per la Camera di Commercio che emette il certificato di origine. In particolare l’articolo 14 lettera e delle NUU 600 (Norme ed usi Uniformi della Camera di Commercio Internazionale relativi ai crediti documentari - il cui testo è consultabile presso l’ufficio Documenti per l’Estero) stabilisce che “Nei documenti diversi dalla fattura commerciale, la descrizione delle merci, dei servizi o di altre prestazioni, se riportata, può essere fatta utilizzando espressioni generiche, che non siano incompatibili con la loro descrizione nel credito”.
Nel certificato di origine quindi la descrizione della merce non deve essere necessariamente quella indicata dal credito. Tuttavia è possibile indicare la descrizione prevista da credito nel campo 5 del certificato di origine mentre nel campo 6 di dovrà indicare cosa effettivamente si sta vendendo.

5 - Da lettera di credito mi viene richiesto di dichiarare che la merce è esclusivamente italiana. L’ho indicato sia nel campo 5 del c.o. che in fattura, ma la pratica mi è stata respinta.

A meno che non si tratti di prodotti derivati da materie prime nazionali, la cui lavorazione è stata interamente effettuata nel territorio italiano (ad es. olio prodotto in Italia da olive italiane, formaggio prodotto in Italia da latte italiano, vasca di marmo realizzata in Italia da blocco di marmo estratto in Italia…), è difficile dimostrare che un prodotto sia esclusivamente italiano a partire dalle materie prime e in questo caso l’impresa dovrà dimostrare alla Camera tutta la tracciabilità della filiera. Per questo motivo e per l’impossibilità di tale dimostrazione da parte dell’impresa, che, soprattutto nel caso di macchinari o impianti industriali, non ha né il controllo della filiera né dei componenti, questo tipo di richieste viene respinto.

6 - La lettera di credito mi richiede una dichiarazione anti-israeliana. Di cosa si tratta?

In alcuni casi i clienti situati nei Paesi arabi, richiedono al fornitore la dichiarazione anti-israeliana riportata o sulla fattura commerciale o su carta intestata, sottoscritta dal titolare o amministratore dell'azienda. La dichiarazione deve riportare che l'azienda fornitrice non ha mai avuto rapporti commerciali con Israele e che non ha mai usato compagnie di trasporto israeliane per l'esportazione delle proprie merci. Si fa presente tuttavia che le Camere di Commercio, in quanto Pubbliche Amministrazioni, NON POSSONO né vistare documenti che contengano dichiarazioni discriminatorie nei confronti di paesi terzi né accettare fatture o altri documenti che contengano questo tipo di dichiarazioni. Si invitano quindi le imprese ad eliminare da tutti documenti dichiarazioni di questo tenore.

7 - Vendo ad un cliente cinese che ha a sua volta una lettera di credito con un cliente iracheno. Il cliente cinese mi ha chiesto di citare nel campo 5 del certificato di origine il numero della fattura e la lettera di credito che intercorrono tra lui ed il cliente finale, tuttavia non mi ha fornito né la lettera di credito né la fattura di vendita. Il certificato mi è stato respinto perché mancavano questi due allegati.

Tutto ciò che viene indicato nel certificato di origine deve essere verificato, quindi se vengono indicati dei documenti come ad es. un contratto, una lettera di credito, un ordine di acquisto, questi devono essere allegati. In caso contrario l’indicazione deve essere rimossa. Se il cliente cinese non intende rivelare informazioni di natura commerciale riservate all’impresa padovana che richiede il certificato di origine ha due alternative: o accetta che le indicazioni vengano rimosse o invia i documenti che vengono citati direttamente all’Ufficio estero della Camera di Commercio di Padova.

8 - Ho consegnato il certificato di origine al corriere espresso. Il certificato però è stato smarrito. Ora il cliente ha bisogno del documento per sdoganare. Come posso fare per avere un nuovo certificato?

Occorre che il legale rappresentante o il titolare firmatario faccia denuncia di smarrimento presso le autorità competenti di Pubblica Sicurezza. Poi la denuncia dovrà essere allegata alla nuova richiesta di c.o. Infatti solo presentando la denuncia è possibile richiedere l'emissione di un nuovo Certificato di Origine in sostituzione di quello smarrito.
Il duplicato di un C.O. smarrito va richiesto entro 6 mesi dal rilascio

9 - Per comunicare lo smarrimento di un certificato di origine si può fare un’autodichiarazione?

No, occorre che il legale rappresentante faccia denuncia di smarrimento presso le autorità competenti.
Solo presentando la denuncia è possibile richiedere l'emissione di un nuovo Certificato di Origine in sostituzione di quello smarrito.

10 - Il certificato è già a destino tuttavia il cliente richiede di fare delle variazioni sul certificato di origine. Come posso procedere? Posso procedere io alle modifiche?

No. Nessuna correzione sul C.O. può essere fatta dopo la sua emissione; se l’impresa si accorge, dopo l’emissione, che il CO è errato, o se devono essere apportate delle variazioni su richiesta del cliente, il certificato, le copie, se richieste, ed eventuali fatture, se vistate, devono essere riconsegnate allo sportello per l’annullamento. Una volta annullato il tutto sarà possibile presentare una nuova richiesta. l costi del nuovo c.o. saranno a carico dell’impresa.

11 - Posso chiedere un unico certificato di origine per due fatture di vendita?

Si, è possibile con il seguente distinguo: il certificato di origine deve riportare la somma dei pesi e dei colli e l’indicazione completa delle merci di entrambe le fatture. Ad es. se con la fattura 50 del 01.05.2015 vendo 3 aratri contenuti in 3 casse di legno per un peso lordo di 1500 kg e nella fattura 51 del 02.05.2015 vendo 2 trattori a vista, cioè caricati senza imballo, per un peso lordo 15000 kg, nel campo 6 del c.o. dovrò indicare:

  • 3 casse di legno e 3 articoli a vista

  • 3 aratri e 2 trattori

  • nel campo 7 del certificato indicherò: peso lordo: kg. 16.500

  • numeri e date delle fatture vanno indicati nel campo 5 del c.o.

12 - Posso chiedere un certificato di origine per parte della merce contenuta nella fattura?

Si, è possibile con il seguente distinguo: poiché si sta chiedendo il certificato per parte della della merce contenuta in fattura, il numero, la tipologia dei colli e la descrizione delle merci riportate nel certificato non coincideranno con quanto indicato in fattura. Perciò l’impresa dovrà preparare anche un packing list numerato datato e firmato digitalmente e riferito alla fattura di vendita in cui elencherà puntualmente numero e tipologia dei colli e pesi e descrizione della merce per cui si chiede il certificato. In questi casi si verifica la cosiddetta “copertura parziale della merce”, che permette l’eventualità di chiedere in un secondo momento e per la parte residua di merce che è rimasta fuori dalla prima certificazione un nuovo certificato di origine. Si ricorda infatti che non è mai possibile certificare due volte la stessa merce e la stessa fattura di vendita.

13 - Nella fattura di esportazione ho indicato solo l’origine preferenziale della merce e la richiesta mi è stata respinta. Perché?

Perché nonostante la fattura possa indicare (ai fini doganali) anche l’origine preferenziale delle merci, il certificato di origine emesso dalla Camera di Commercio attesta l’origine non preferenziale, quindi per essere emesso è necessario che la fattura riporti obbligatoriamente la dichiarazione dell’origine non preferenziale (“Merce di origine XXX”).

14 - Che differenza c’è tra origine preferenziale e origine non preferenziale?

L’origine preferenziale è il frutto di un accordo tra due o più Paesi, che permette di beneficiare di riduzioni o esenzioni daziarie previste nel quadro di accordi di libero scambio siglati dall’UE con alcuni Paesi terzi, per scambi di prodotti riconosciuti come originari di una delle parti contraenti.
In assenza di accordi, si parla di origine non preferenziale, definizione determinata da ogni Paese secondo proprie esigenze interne. Si parla di origine non preferenziale quando il prodotto è internamente ottenuto in un determinato paese e quindi un solo Stato è coinvolto nel processo produttivo, oppure quando il processo produttivo coinvolge due i più paesi, per cui il paese dove c’è stata l’ultima trasformazione sostanziale che determina l’origine del bene.
La certificazione dell’origine preferenziale compete alle Autorità doganali (EUR1, ATR1, FORM A), quella dell’origine non preferenziale alle Camere di Commercio (con i C.O.).

15 - Ho una fattura di vendita intestata ad un cliente svizzero, il quale a sua volta rivende ad un cliente cinese, che viene indicato nella mia fattura di vendita. La merce va direttamente in Cina. Cosa devo indicare nel campo 2 del certificato di origine?

Qui siamo di fronte ad un classico caso di triangolazione extra comunitaria. In questa ipotesi se in fattura abbiamo i dati completi di entrambi i soggetti, destinatario della fattura e destinatario della merce nel campo 2 è possibile indicare:

  • la ragione sociale completa del cliente svizzero e la ragione sociale del cliente cinese, quest’ultima preceduta dalla dizione FINAL DESTINATION;

  • la sola ragione sociale dello svizzero;

  • la sola ragione sociale del cinese preceduta dalla dizione FINAL DESTINATION;

  • in quest’ultimo caso va allegata alla pratica di richiesta del certificato di origine una dichiarazione, su carta intestata dell’impresa e firmata digitalmente dal legale rappresentante, in cui si chiede che per ragioni commerciali venga indicata solo la destinazione finale della merce.

16 - Posso chiedere un certificato di origine per merce che vendo in Italia?

No, i certificati di origine possono essere richiesti per merce che va all’estero, quindi in paesi extra comunitari e, se richiesto, in paesi comunitari diversi dall’Italia. Non possono essere richiesti, e quindi emessi, certificati di origine per merce che rimane in Italia.

17 - Ho venduto ad un cliente russo che mi chiede di inviare la merce in Crimea. Mi chiede di indicare nell’indirizzo di destinazione della merce la città di Sinferopoli e di indicare come nome dello stato Federazione Russa. Tuttavia la Crimea si trova in Ucraina. Come devo procedere perché la merce non venga bloccata in dogana?

In questi casi, tra cui ad esempio ricade l’annosa questione dei territori occupati da Israele, nel campo 2 del certificato di origine si indica semplicemente e solamente la dizione “all’ordine” o “to the order”.

18 - Un cliente straniero mi ha chiesto di vistare un certificato di analisi. Ho fatto fare il certificato di analisi dal laboratorio interno della mia azienda ma la Camera di Commercio mi ha respinto la richiesta? Perchè?

Per certificato, ai sensi dell’art. 1 del DPR 445/2000, s’intende “il documento rilasciato da una amministrazione pubblica avente funzione di ricognizione, riproduzione o partecipazione a terzi di stati, qualità personali e fatti contenuti in albi, elenchi o registri pubblici o comunque accertati da soggetti titolari di funzioni pubbliche". Non è pertanto legittimo l’uso di espressioni quali “certificato” o “certificate” da parte di soggetti diversi dalle Pubbliche Amministrazioni. Qualsiasi attestazione che l’impresa intendesse rendere in fattura o in altri documenti di cui si richiede il visto camerale dovrà essere definita come dichiarazione (declaration o statement). Non è parimenti legittimo l’uso di espressioni quali “io certifico” o “we certify” da parte di soggetti diversi dalle Pubbliche Amministrazioni. Quindi se il cliente richiede l’inserimento in fattura di espressioni del tipo “we certify that…” queste dovranno essere sostituite con le seguenti espressioni: “io dichiaro” o “we declare” o “we state”.

19 - Che cos’è il visto Upica o legalizzazione/autenticazione?

Alcuni Stati richiedono su certificati di origine e/o su fatture, soprattutto se destinati ad una ulteriore apposizione di visti presso i propri Consolati in Italia, oltre al visto camerale, anche la legalizzazione della firma dei funzionari camerali. Fino all’agosto 2000 competente alla legalizzazione era l’Ufficio Provinciale dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato (U.P.I.C.A.). Attualmente tale funzione è stata assorbita dalle Camere di Commercio. La legalizzazione o visto U.P.I.C.A. va apposta su ogni documento di cui si chiede il rilascio (ad es. se si richiede il certificato di origine, una copia del certificato ed una fattura vistate, la legalizzazione va apposta su tutti i documenti e non solo sul certificato di origine).

20 - Il cliente mi avvisa che il certificato di origine è stato bloccato in Dogana perché i timbri non sono ad inchiostro ma elettronici.

La Camera di Commercio di Padova ha adottato in via ufficiale e definitiva un sistema elettronico di timbratura che deriva da una implementazione del programma informatico utilizzato per l’emissione dei certificati d’origine. Tutti i certificati d’origine e tutti gli altri documenti e gli atti a valere per l’estero sottoposti al controllo di questo Ufficio, vengono vidimati con questi timbri informatici e questi timbri sono a tutti gli effetti validi e ufficialmente riconosciuti a livello internazionale. Se non arriva una richiesta ufficiale attraverso i canali consolari del paese di destino che richieda espressamente l’apposizione di un ulteriore timbro ad inchiostro, tali richieste non verranno prese in considerazione.

21 - E’ possibile richiedere il rilascio di un C.O. a fronte di una fattura proforma?

Si, nella richiesta telematica effettuata tramite Cert’O va apposta la spunta sulla casella “certificato pro forma”, in questo modo nel campo 5 verrà stampata la dicitura “certificato pro forma”.

22 - E’ possibile richiedere il rilascio di un C.O. per merce già precedentemente spedita? (certificato a posteriori)

Si. E’ necessario presentare, oltre alla documentazione di prassi anche:

  1. Richiesta scritta e motivata nella quale viene espressa la necessità di avere il C.O. della merce venduta a suo tempo;

  2. nel C.O., al campo 5, va indicata la seguente dicitura “CERTIFICATO DI ORIGINE RILASCIATO A POSTERIORI”/”CERTIFICATE ISSUED RETROSPECTIVELY”

23 - Da chi devono essere firmati il C.O. e tutti i documenti che lo accompagnano (fattura, mod. estero-richiesta ed eventuali altri allegati e dichiarazioni)?

Dal legale rappresentante o procuratore speciale risultante da visura camerale.

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contenuto aggiornato il 16/05/2019